10 Marzo: inaugura a Modena la casa museo Enzo Ferrari

E’ da qualche mese che a Modena ci tengono con il fiato sospeso per un’inaugurazione che ci sta molto a cuore. Il 10 marzo verrà infatti inaugurato un museo dedicato ad Enzo Ferrari, il patron della casa automobilistica più famosa del mondo. Un progetto grandioso, dell’architetto Jan Kaplicky, ancora misterioso per molti aspetti, a celebrare la figura di un grande uomo, di un grande imprenditore, nonchè grande amico di Arnaldo, il fondatore della Clinica Gastronomica. In esposizione gli oggetti e i ricordi di Enzo Ferrari, a ricostruire la sua straordinaria vicenda di uomo e imprenditore. Come il tavolo delle riunioni, chiamato “il tavolo del terrore” perchè lì il capitano d’impresa era solito riunire piloti e tecnici il lunedì mattina, dopo il gran premio. O la sua scrivania, semplice, solida e concreta, come l’uomo che dietro di essa sedeva. Vi invitiamo tutti alla grande festa di inaugurazione della Casa Museo Enzo Ferrari che si terrà a Modena, in via Paolo Ferraris 85.

IL RICORDO DI ENZO FERRARI NEL LIBRO ARNALDO, PUBBLICATO DALLA CLINICA GASTRONOMICA IN OCCASIONE DEL 75° ANNO DI ATTIVITà DELLA FAMIGLIA DEGOLI.

“Ricordo che i primi tempi in cui veniva non era ancora famoso anche se, seppur giovanissimo, aveva già un carisma da capitano d’impresa, introverso ma sicuro di sé, tagliente con le parole. Amava stuzzicare tutti, per vedere che reazioni suscitava nelle persone. Voleva regalarmi una Ferrari, perché diceva, e a ragione, che non c’era di meglio in giro e che lo avrei poi ripagato a suon di bolliti, lambrusco e sonate di violino tzigano. Ma io non mi ci vedevo su uno di quei bolidi, anche se amavo molto i motori, perché pensavo a cosa avrebbe detto la gente: “Veh càl cajoun d’Arnaldo… al s’è muntè la testa!”. Povero Enzo, alla sua fortuna imprenditoriale fece da contraltare la morte di un figlio, Dino, che tante volte aveva giocato con l’Anna e la Franca mentre noi parlavamo. Un dolore inumano, che fortunatamente non ho dovuto provare nella mia vita. Dopo il fatto andai tante volte a fargli visita, con le mie bimbe: “Andiamo a trovare il Commendatore, che è triste”. L’ultima volta che è venuto al ristorante, me n’ero già andato da anni. Chiamò personalmente, chiedendo dell’Anna, e le disse, con la voce lenta e roca che gli era venuta con l’età: ”Ho voglia di vedere le mie bimbe”. Fu una bella serata, passata un po’ a rivangare il passato, un po’ a fare progetti per il futuro, sancire promesse e scattare foto. Enzo se ne andò pochi anni dopo. La sua leggenda continua invece a tracciare una storia che appassiona milioni di persone in tutto il mondo”.

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